Occlusione Pratica Sportiva
Gnatologia Odontoiatria dello Sport

L'OCCLUSIONE DENTARIA E LA POSTURA MANDIBOLARE NELLA PRATICA SPORTIVA AGONISTICA

Dott. Edoardo Bernkopf
Specialista in Odontoiatria e Protesi dentaria, libero professionista a Vicenza, Parma e Roma
edber@intersoft.it

PAROLE CHIAVE: Malposizione mandibolare, massima intercuspidazione, posizione di riposo, placca di riposizionamento mandibolare

Postura Mandibolare: Massima intercuspidazione e posizione di riposo

Parte 1 di 3

Molto si è detto e scritto sui parametri di una corretta intercuspidazione tra le arcate dentarie antagoniste, tanto da far ritenere per molto tempo che a quel livello si giocasse la qualità di una riabilitazione, sia ortodontica che protesica. Ciò è accaduto in particolare negli anni sessanta e settanta, epoca caratterizzata in campo odontoiatrico dal generale entusiasmo per le linee guida e gli schemi comportamentali dettati dalla gnatologia classica, che tentava disperatamente di ridurre la bocca e l'intero sistema stomatognatico nella sua complessità a quel poco che uno strumento meccanico quale un articolatore da laboratorio può riprodurre, interpretando in modo meccanicistico tutti i rapporti che intercorrono fra le sue componenti psicofisiche, anatomiche e funzionali.

Assai meno si è invece ricercato il corretto rapporto che deve intercorrere tra la arcata mascellare e quella mandibolare quando i denti NON giungono a contatto, ma si trovano nella così detta Posizione di Riposo (Rest Position). È importante sottolineare che è questa la posizione che, nel normale, caratterizza il rapporto tra le arcate dentarie per più di 23 ore al giorno.

Il tempo di contatto interocclusale, infatti, non avviene ne a riposo ne durante la masticazione, essendo il bolo interposto fra i denti. Esso è dato in particolare dalla sommatoria dei tempuscoli dedicati alla deglutizione, e costituisce una variabile da soggetto a soggetto, e anche nel medesimo paziente può andare incontro a notevoli variazioni nell'arco della giornata e della vita, in ragione delle condizioni psicofisiche, che a loro volta nell'arco della vita possono variare. In particolare tale variazione può dipendere dal fatto che il paziente, nel portarsi nella massima intercuspidazione dentale, parta da una posizione di riposo corretta (anche a livello extraorale e fuori da ogni stress psichico), e porti ad uno schema deglutitorio normale, o presenti invece abitualmente una postura mandibolare scorretta (12), che non avrebbe nemmeno senso chiamare "Posizione di Riposo", in quanto espressione di una disfunzione e quindi assolutamente non riposante.


Figura 1:
Massima intercuspidazione: nel normale questo rapporto corrisponde alla deglutizione, e quindi occupa pochi minuti nell'arco della giornata.

Figura 2:
Posizione di riposo (Rest Position), nel normale si tratta della postura che la mandibola occupa per buona parte delle 24 ore, cioè deglutizione esclusa.

Anzitutto è bene rilevare che nell'analisi dei rapporti tra occlusione e postura si suole dare alla parola "occlusione corretta" il valore di "corretta intercuspidazione", creando un equivoco sostanziale: il concetto corrispondente in sede occlusale a quello di corretta postura a livello generale, non è una corretta intercuspidazione bensì una corretta posizione mandibolare di riposo, giacché, a meno di analisi particolari eseguite sotto sforzo, la postura statica corretta viene rilevata al posturometro appunto in situazione di riposo e quindi con una posizione mandibolare di riposo va correlata. Quando invece il paziente compie uno sforzo intenso, anche in bocca la posizione di riposo viene abbandonata, giacché il paziente cerca anche a livello occlusale la situazione ottimale di stabilità e di generale reclutamento muscolare che gli consentano la migliore espressione motoria.

È a questo punto che l'eventuale presenza di contatti prematuri o deflettenti può nuocergli, in particolare se pratica uno sport agonistico o un lavoro fisicamente pesante, cioè se più intenso è il coinvolgimento muscolare in tutti i distretti.

Non è però solo in caso di sforzo intenso che viene ricercata la massima intercuspidazione: come già accennato, il contatto interocclusale viene raggiunto anche a riposo in fase deglutitoria, anche se, in un'occlusione normale, solo per un brevissimo istante. In presenza di precontatti dentali o di malocclusioni, però, come anche in momenti di particolare stress psicofisico, il coinvolgimento muscolare e il contatto fra le arcate può essere maggiore, esprimersi per tempi più lunghi, coinvolgere il riposo notturno, fino ad esitare nelle parafunzioni, e nel bruxismo (digrignamento) in particolare. In questi casi la ricerca di un'intercuspidazione ideale per via ortodontica o protesica o mista (a seconda delle indicazioni), assume grande importanza ai fini di evitare o rimuovere la parafunzione, ma altrettanta attenzione va dedicata al recupero della corretta posizione di riposo: i due parametri devono essere un obiettivo terapeutico sostanzialmente unico, ma non vanno confusi tra loro.