Occlusione Pratica Sportiva
Gnatologia Odontoiatria dello Sport

L'OCCLUSIONE DENTARIA E LA POSTURA MANDIBOLARE NELLA PRATICA SPORTIVA AGONISTICA

Dott. Edoardo Bernkopf
Specialista in Odontoiatria e Protesi dentaria, libero professionista a Vicenza, Parma e Roma
edber@intersoft.it

PAROLE CHIAVE: Malposizione mandibolare, massima intercuspidazione, posizione di riposo, placca di riposizionamento mandibolare

Postura Mandibolare: Massima intercuspidazione e posizione di riposo

Parte 2 di 3

Se da un lato questo tipo di problemi possono riguardare sia un qualunque paziente che uno sportivo agonista, dall'altro le due problematiche non possono essere accomunate e necessitano di due approcci significativamente diversi.

Il paziente disfunzionale necessita di ritrovare la sua corretta posizione mandibolare di riposo, che può aver perduto (o addirittura mai acquisito) a causa di precontatti occlusali o della malocclusione che presenta a volte fin dalla nascita per motivi familiari: a questo più che alla difesa delle superfici occlusali dall'abrasione devono tendere i dispositivi intraorali che in questi casi vengono prescritti. Per questo non è quasi mai condivisibile la limitazione della terapia alle ore notturne, se non eccezionalmente per casi semplici e di insorgenza occasionale, legati a transitori momenti di stress psicofisico.

Nel caso dello sportivo agonista la situazione è invece diversa, perché il paziente si trova in una situazione di sostanziale benessere, possiede anzi un fisico in genere particolarmente dotato e allenato e solo in corrispondenza dell'attività sportiva, cioè in una situazione che non può definirsi normale, e tantomeno di riposo, riferisce improvvisi dolori o cali di rendimento, quasi sempre in corrispondenza del momento di maggior carico: la battuta per il saltatore, la parata per lo schermitore la preparazione del tiro per il calciatore e il lanciatore.

In questi casi, quindi, se si sospetta il ruolo disturbante di incongruenze occlusali, a volte anche piccole, altrimenti silenti e compensate in condizioni di vita normale, un ideale rapporto interocclusale può essere ricercato con placche intraorali da portare solo durante gli allenamenti o le competizioni, in quanto, come già detto, la malocclusione può risultare sufficientemente compensata durante le normali attività, e non sufficientemente bilanciata solo quando sia richiesta una particolare performance.

Pertanto è concettualmente diverso, anche se simile, il dispositivo intraorale che deve essere confezionato ad uno sportivo abitualmente ben compensato rispetto ad un paziente francamente disfunzionale: al primo viene ricercato un rapporto interocclusale non sbilanciato sotto sforzo, al secondo una corretta posizione sopratutto a riposo.

Ad entrambi le interferenze occlusali risulteranno artificialmente rimosse, pur con valenze ed effetti diversi. In particolare lo sportivo agonista nel dispositivo intraorale deve poter trovare un rapporto interocclusale che gli consenta non già il mantenimento di una posizione di riposo, ma una possibilità di serramento (purché non patologico o viziato da interferenze disturbanti) che, nella ricerca del reclutamento di energie che l'attività agonistica richiede nei momenti di maggiore intensità, possa coordinarsi con il generale atteggiamento muscolare di azione e di sforzo.

Ovviamente, non è infrequente il caso di uno sportivo che, oltre a problemi durante l'attività sportiva, presenti anche un'occlusione francamente disfunzionale, e che soffra di conseguenza anche a riposo del corredo sintomatologico che abitualmente si accompagna alle disfunzioni cranio-mandibolari: cefalea, cervicobrachialgia, lombosciatalgia, vertigini. In questi casi, alla luce di quanto sopra, difficilmente un unico dispositivo intraorale può essere in grado di affrontare contemporaneamente le due problematiche.